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Fotografo ciò che tocco con la mano. Accarezzo i soggetti dei miei ritratti, ognuno reagisce diversamente, sono nell'inquadratura assieme a loro: siamo in contatto. Ibrido la fotografia con i miei studi in psicoanalisi sulle relazioni. Riproduco degli elementi del setting clinico con azioni performative fotografiche. E' una situazione sperimentale, inusuale, dato che toccare il volto è generalmente prerogativa di un rapporto intimo. La mano spunta all'interno delle inquadrature, protesa verso il soggetto. Il muro simbolico creato dalla presenza della macchina fotografica viene attraversato, rendendo permeabile la barriera che separa ciò che si trova davanti e dietro l'obiettivo. Il fotografo, che in genere rimane al di qua di questa barriera, in questo caso pone una parte di sé stesso dentro il campo inquadrato, e diventa egli stesso parte della composizione. Questa tecnica esprime in maniera esplicita l'idea che la rappresentazione “oggettiva” di una persona sia impossibile, dal momento in cui ognuno di noi è perennemente in interazione con il contesto che vive nel qui ed ora.

Anno: 2012
Foto totali n°: 19
Formato cm: 30x45
Edizione: 1 di 10
Stampa: getto inchiostro
Supporto: carta cotone
Note: