And Finally what about me?


And Finally what about me?



Nasciamo a scatola chiusa. Macchinari complessi senza le istruzioni. Da lì in poi è una continua dolorosa ricerca per capire chi siamo, per riconoscerci nell’incontro con il nostro sguardo. La quotidianità frenetica, fatta di appuntamenti, telefonate, aperitivi, ci consente di fuggire il confronto. Ci concentriamo su ciò che facciamo, volendoci illudere che questo possa raccontarci ciò che siamo. Non è così. Le cose che facciamo sono solo una copertura maldestra, un rumore necessario a coprire il suono delle domande a cui non sappiamo rispondere.

Questo lavoro è nato dalla necessità di non fuggire più il confronto, ma di esplorarlo attraverso il linguaggio fotografico, chiuso dentro un piccolo appartamento.
Ho deciso di affrontare questo confronto cercando di ricomporre, prima di tutto, ciò che è fuori di me. Quei paesaggi, reali o dell’anima, a cui sono legato. Tra tutte le cose del mondo, quelle a cui doniamo un posto nel nostro cuore sono uno specchio importante del nostro essere. Le ho cercate nei piccoli spazi e negli oggetti del mio appartamento.
Poi, ho tentato di guardare dentro. Mi sono reso conto che per arrivarci dovevo per forza passare attraverso lo schermo del mio computer. Videocall, riflessi, fotografie, webcam: ogni percezione di me stesso passa inevitabilmente attraverso uno schermo.

E quindi, cosa ho capito di me?

Non tutte le strade portano da qualche parte. Alcune, le più importanti, hanno valore solo perché ci mettono in cammino.

EN

We are born in a closed box. Complex machinery without instructions. From then on it is a continuous painful search to understand who we are, to recognize ourselves in the encounter with our gaze. The hectic everyday life, made up of appointments, phone calls, aperitifs, allows us to escape confrontation. We focus on what we do, wanting to delude ourselves that this can tell us what we are. It is not so. The things we do are just a clumsy cover, a noise necessary to cover the sound of questions we cannot answer.

This work was born from the need to no longer escape confrontation, but to explore it through the language of photography, locked inside a small apartment.
I decided to face this confrontation trying to recompose, first of all, what is outside of me. Those landscapes, real or of the soul, to which I am attached. Of all the things in the world, those to which we give a place in our heart are an important mirror of our being. I looked for them in the small spaces and objects of my apartment.
Then, I tried to look inside. I realized that to get there I had to go through my computer screen. Videocall, reflections, photographs, webcams: every perception of myself inevitably passes through a screen.

So what did I understand about myself?

Not all roads lead somewhere. Some, the most important, have value only because they set us on the road.

Anno: 2020
Foto totali n°: 10
Formato cm: vari
Edizione: 1 di 9
Stampa: getto inchiostro
Supporto: carta cotone
Note: