Hval-la balena


Hval-la balena



Hval-la balena è il racconto di un abisso che va oltre i fondali marini. Come in Moby Dick di Melville, l’animale è il mio mezzo per risalire la storia di un’ossessione profondamente umana: quella della ricerca di un senso, della costruzione della mia presenza nel mondo. È il tentativo di dire qualcosa che mi sopravvive. Che non conosco, che non ha un'immagine precisa. Ho provato a figurarmi cosa avviene nelle profondità dell’abisso cercandolo sulla terra: nell’assenza di acqua, nelle grotte, negli antri, esplorando zone vulcaniche. Raccontare la balena è dire la storia di una creatura che è un pezzo della stessa terra staccatosi dal continente. L'enorme mammifero mi permette di narrare il tutto, perché lo contiene. Nel mio lavoro, la balena tiene al sicuro, dentro le sue costole, la trama della narrazione del profondo, priva di coordinate: la storia non naufraga e non si estingue, perché è nel leviatano che esiste fuori e dentro l’acqua, in tempi lontanissimi e vicini. Porto avanti una fotografia che mi aiuta a svelare e fortificare l’emersione dei relitti. Gli scatti in analogico restituiscono il sentimento dell’apparizione della balena in luoghi sommersi. Ogni suo sfiato è un respiro, una resistenza che riporta alla luce ciò che resta, ciò che abbiamo, che dà il senso della nostra esistenza. Con lei, quando respira, mi pare sia l’umano a respirare.

Anno: 2014
Foto totali n°: 36
Formato cm: 47x32
Edizione: 1 di 5 + 2PA
Stampa: sviluppo da negativo
Supporto: carta fotografica
Note:

Carta baritata ai sali d’argento