Il corpo che non abito


Il corpo che non abito



Si nasce davvero nel momento in cui la carne materna apre il suo taglio e ci lascia andare? Può bastare quella spinta verso la luce e lo strazio del primo respiro? O forse non serve neanche piangere per dirsi veramente nati? L’officina della carne fabbrica corpi senza garantire vita, occorre altro per dirsi nati e imparare il fiato delle creature. Il corpo raccontato in questi scatti è un referente scomposto, in origine, quasi ridotto in frantumi dallo stridere della vita apparente contro l’attesa del suo reale inizio. È un corpo non unitario, a tal punto inconsapevole e distante da ogni completezza che per poter essere avvicinato e compreso, può venir colto solo come briciola, dettaglio: parte. Attraverso le foto il corpo si offre alla vista, smette di indossare le vesti di una dolorosa invisibilità. Le vene e i muscoli – tesi o abbandonati – sono la sua unica geografia. Non esiste altro spazio che il perimetro tracciato dalla pelle, per chi non è nato: a quel corpo non è offerta una zona abitabile, ma un perenne non-luogo che fa di lui un irrimediabile punctum, direbbe Barthes. Tanto più doloroso quanto più universale e condiviso. La violenta de-composizione della nascita biologica, attraverso un’esplorazione che replica l’evidenza del parto, approderà alla composizione, all’unità: la nascita come punto di arrivo. Perché serve molta vita per poter nascere davvero.

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THE BODY WHICH I DO NOT LIVE IN

Are we really born when our mother’s flesh opens its cut and let us go? Or maybe it is useless to even cry to be told that we are really born? A body which has not come to light yet is a disunited, dismantled item: so distant from the wholeness that it can be understood only if we pay attention to detail. It is a living creature, but at the same time it is still waiting to be born. Nothing more similar to the latent image of the dark room: the body likewise inhabits the gloomy prison of the belly, and just as similarly it lies upside down within the walls of flesh. Such a body has no country, it is an orphan of all belongings. Its perimeter is traced by the skin and the only possible geography is given by its veins and muscles. The absence of shadows in the photographs allows us to report the images with the cold and lucid violence of a delivery room. Birth – like photography, after all – is a search for light and a body to inhabit.

Anno: 2021
Foto totali n°: 25
Formato cm: 102 x 165 cm
Edizione: Unica
Stampa: getto inchiostro
Supporto: carta fotografica
Note: