In fuga




l’occhio meccanico è perfettamente protagonista di atti e memorie. Qui la questione delle intenzioni è diretta e la manipolazione della luce si rivela nei gesti umani. Le immagini si presentano su un piano di attenzione inusuale, quasi alterato, in cui non esiste unicamente l’azione di scatto e ciò che rappresenta, ma viene estrapolato contesto e contenuto per una funzione ulteriore: le memorie della macchina-occhio diventano reali solo se si svela cosa le ha create, l’osservazione diventa veicolo “diretto”. Chi guarda viene catapultato fuori dal contesto per essere stimolato alla comprensione visiva attraverso l’accettazione dell’azione fotografica in quanto macchina; la foto “distrugge” la concezione di realtà comune e rivela le ambiguità percettive di ciascun essere umano: è la memoria a creare il percorso di percezione, il suo vero contenuto. Ecco il paradosso della complementarità tra luci e ombre, macchina e immagini, movimento e fissità, ricordi e vita reale. Tutto questo sfugge alla logica del singolo, ma trova l’adempimento del concetto nell’unione di tutti gli elementi fotografici mostrati e mostrabili, per poi allontanarsi nella rivelazione della sua “finzione” artistica. Il ricordo si concretizza nell’unione di spazio, tempo e luce. La pellicola, l’obiettivo, la metratura del materiale, tutto questo è messo in evidenza poiché complementare alla realizzazione, ma singolo nell’atto dello svelamento.

Anno: 2021
Foto totali n°: 6
Formato cm: 60X60
Edizione: UNICA
Stampa: sviluppo da negativo
Supporto: carta fotografica
Note: